Salvatore Russo

Social Media Marketing Bipolare #VSMMB

Dagli albori del genere umano fino alla metà del XX secolo, le malattie infettive rappresentavano un vero e proprio “flagello”. Ogni epoca ha conosciuto il suo male, nel XIV secolo la peste nera ha spazzato via un terzo della popolazione europea. Grazie all’intuizione ed al genio di alcuni uomini la medicina del XX secolo ha sconfitto la maggior parte di queste malattie o comunque le ha rese molto meno dannose. Purtroppo negli ultimi anni in modo silente si è diffusa una nuova malattia altamente infettiva che nessun antibiotico potrà sconfiggere, il nome scientifico è “quod dominus non intellexit quid” oppure Social Media Marketing Bipolare in sigla #VSMMB.

Sembra che ne sia affetta una percentuale considerevole di responsabili marketing ed una percentuale ancor maggiore di amministratori delegati. Alcune ricerche suppongono che siano i primi a trasmetterla ai secondi che essendo più sensibili al ROI soccombono con più facilità. Provoca disturbi seri e invalidanti a tutto il sistema marketing gravitante intorno all’azienda. Chi soffre di questa malattia tende a presentare fasi di creatività maniacale con forte propensione alla conversazione globale seguite inesorabilmente da fasi depressive.

Le fasi maniacali sono caratterizzate da un umore particolarmente euforico, dalla sensazione che tutto sia possibile e da un ottimismo eccessivo, a tal punto da commettere azioni impulsive o compromettenti, come concorsi folli su Facebook, campagne ADV avventate o – peggio – acquisti di fan e follower tanto al Kilo. Le idee e i pensieri si accavallano rapidamente nella mente e a volte diventano così veloci che spesso è difficile seguirli. L’energia è tanta, non si ha il bisogno di mangiare o dormire, ma di agire, in fretta: “Il tesoro è li a portata di pochi click! Come ho fatto a non capire?!? La gente è lì ammassata a milioni! La mia azienda non è senza orecchie!”.

Le fasi maniacali sono repentinamente seguite da devastanti fasi depressive caratterizzate da un umore particolarmente basso, una marcata e profonda tristezza e dalla sensazione che non ci sia più nulla in grado di dare piacere. Chi ne è affetto ha un senso costante di rabbiosità e ingiustizia subita, intolleranza, irritabilità e, spesso, vera e propria aggressività.

“Maledetto Social Media Specialist! Bruciate il Cluetrain Manifesto!”

Inoltre, durante queste fasi, il sonno può facilmente aumentare o diminuire, così come l’appetito; concentrarsi su un’attività diventa più difficile. A volte la disperazione e il senso di vuoto sono così marcati che le persone affette dalla #VSMMB pensano unicamente all’acquisto di database e-mail!

“Datemi una DEM è vi solleverò il KPI!”

A volte il passaggio da una fase all’altra avviene lentamente, altre volte può arrivare improvvisamente: dipende unicamente dalla data del marketing meeting in cui vengono letti i risultati delle attività social media che puntualmente irridono furiosamente il ROI.

“Le campagne social media non funzionavano e nessuno piangeva. L’unica cosa che si faceva era aspettare la morte, chi, ormai pazzo, guardando fisso nel vuoto o giocando a FarmVille, chi sgranando il rosario, altri abbandonandosi ai vizi peggiori. Molti dicevano: “È la fine del budget!”.

I Soliti Sospetti

Forse ho leggermente esagerato… ma quanti di voi hanno vissuto esperienze simili? Mi piacerebbe approfondire questo argomento con chiunque ne abbia voglia e interesse, in modo tale da sviluppare un vaccino contro questo male che infetta le nostre riunioni e disturba i nostri sogni come una fastidiosa zanzara!

Ho il sospetto che, per paradosso, la causa principale sia una cattiva comunicazione, essendo ognuno imbrigliato nei propri schemi marketing!

Se chiediamo ad un social media specialist, la colpa è senz’altro dell’azienda cliente che non ha capito il valore della conversazione e il vero motivo per il quale è importante una presenza aziendale sui vari social network; se chiediamo ad un responsabile marketing, darà la colpa all’esperto social media e si rammaricherà di non aver dato retta a Peter Shankman! Ho delle esperienze dirette in merito che danno ragione ad entrambe le “fazioni”, ne parlerò senz’altro nei prossimi post.

Il numero di fan è importante, la qualità della conversazione è importante, il tasso di interazione è importante come lo è il ROI, anzi importantissimo, ma purtroppo spesso si sbagliano i tempi di misurazione e si finisce per reputare fallimentare un’attività social media che aveva in realtà bisogno di più tempo e risorse. E’ necessario attendere il momento giusto per effettuare la vendemmia altrimenti non ci si può lamentare della scarsa qualità del vino! Una campagna social media non finisce con l’aumento del numero di fan, ma da lì inizia!

Piuttosto che chiedere quanti fan avrete a fine campagna chiedetevi cosa gli andrete a dire! Quanti soldi avete speso in attività di web marketing con ROI indecente? In quanti di questi avete utilizzato il più classico dei paracadute: ”Abbiamo fatto brand awareness!”. Ve possino…!

Spunti interessanti li trovate nella bella intervista di Francesco del Franco di Estrogeni a Davide Licordari

Comments on: "Social Media Marketing Bipolare #VSMMB" (4)

  1. Credo che, come hai ben sottolineato, uno dei problemi maggiori è che spesso si parlano lingue differenti. Inoltre la situazione si complica a causa dell’abitudine, sempre più diffusa, di pretendere risultati repentini investendo budget ridicoli (molti credono che smm voglia dire lowcost) da un attività che richiede un investimento nel medio lungo periodo.

  2. Tanto più alto si desidera l’edificio, tanto più profonde devono essere le fondamenta. Un principio elementare che vale in tutti gli ambiti. Chissà perché il web ed i social media dovrebbero essere un’eccezione? Suggerisco ai manager di rileggere “Guerra e pace” e un pizzico di “Lezioni americane” di Italo Calvino.

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